Le grandi interviste dei RattiMolli: a tu per tu con l’esimio professor Èspero – seconda parte

"Mantenere alta la qualità del level design, la varietà degli ambienti o, anche, la profondità del gameplay sul lungo periodo, il tutto in un numero spropositato di ore, non è difficile, è impossibile."
“Mantenere alta la qualità del level design, la varietà degli ambienti o, anche, la profondità del gameplay sul lungo periodo, il tutto in un numero spropositato di ore, non è difficile, è impossibile.” prof. Evaristo Èspero

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Anèr: “Astio verso chi critica i Call of Duty”, me la può spiegare questa?

Èspero: Il significato di suddetta espressione è di per sé esplicativa, ma se da solo non ci arrivi… Non amo la serie Call of Duty, la trovo noiosa, mal fatta, poco innovativa (se non giusto i primi due episodi). Ed odio Activision, Kotick e le sue politiche “ammazzaserie”. Nondimeno, però, ODIO ferocemente lo stuolo di bimbiminkia che si sentono in diritto, a prescindere dal loro effettivo pensiero, di criticare una saga solo perché fa tanto cool. AVETE ROTTO SERIAMENTE IL CAZZO. Dunque no, sputare veleno ad ogni piè sospinto sugli innumerevoli capitoli di Modern Warfare e Black Ops solo perché lo fanno tutti, non vi rende automaticamente degli ‘hardcore gamers’. Che poi, la stragrande maggioranza di chi critica i COD, è in fila per acquistarne un nuovo capitolo il giorno stesso dell’uscita.

Anèr: Beh, anche in questo caso non posso che concordare. Tornando a noi, perché i JRPG dovrebbero uscire dalla scena definitivamente?

Èspero: Perché fanno cagare, semplice. No, non intendo “alcuni esponenti del genere”, ma proprio tutta la categoria. Morissero tutti, compresi i loro fan.

Anèr: Addirittura augurare la morte ai fan dei JRPG… non le sembra di esagerare? Mi dissocio completamente da questo assurdo commento, peraltro fuori luogo.

Èspero: Conosci il significato della parola “sfogo”, ragazzo mio? E se sulla questione “morte ai jrpgisti” mi sono lasciato andare, per il resto sono assolutamente serio. I JRPG sono la morte del gameplay. Prendiamo ad esempio i classici a turni: l’essenza del gameplay risiede nell’interattività data dal media videogioco e dall’abilità occhio-mano richiesta per potersi divertire e per poter superare, non senza soddisfazione (qualora la difficoltà lo consenta, fai riferimento a quanto ho detto prima) gli ostacoli che si si frappongono fra noi e lo schermo del televisore. I classici a turni non richiedono abilità del genere, solo tattica, strategia e resistenza alla noia. Una roba che potrebbe portare a termine chiunque, compreso mia nonna, con un po’ di impegno e costanza. Uno spreco di risorse: a ‘sto punto faccio prima a giocare a scacchi o a risiko con gli amici. Oppure mi diletto con la Settimana Enigmistica, lì di statistiche ne trovo a iosa. Naturalmente, un discorso analogo può essere fatto per gli strategici.

Anèr: Mi permetta, ma stavolta non sono d’accordo. Mi pare un discorso un po’ campato in aria il suo, oltre che generalista. Inoltre, pare aver dimenticato che esistono tante sottocategorie, quali i Dungeon Crawler, o i JRPG con meccaniche action…

Èspero: Oh, grazie per avermi citato gli action JRPG, in assoluto i peggiori del lotto. Una robaccia nè carne nè pesce. Se voglio giocarmi un action, vado di Bayonetta o Ninja Gaiden, ‘sti ibridi all’acqua di rose intrisi di inutili statistiche lasciamoli ai weaboo (ultra-fanatici di tutto ciò che è la cultura giapponese, talmente fanatici da non riconoscerne i limiti e/o gli aspetti meno positivi e piacevoli -NDR)

Anèr: Beh, il suo punto di vista è abbastanza chiaro ma, glielo ripeto, non condivido. Quantomeno non del tutto.

Èspero: Non è affatto necessario che tu condivida; piuttosto, sta zitto e impara.

Anèr: La sua arroganza non ha limiti… Parliamo ora dei giochi indie: cos’ha contro questi ultimi?

Èspero: Vengono idolatrati troppo, troppo spesso, spesso a sproposito. Hai presente il discorso fatto circa gli “hater” dei Call of Duty? Ecco, qualcosa di simile, ma all’inverso. A sentire la gentaglia che bazzica su internet, gli indie sono la salvezza, il bene assoluto, gli eroi che combattono contro il capitalismo dei titoloni tripla A tutta grafica e niente giocabilità, e via discorrendo. MA ANDATE A MORIRE AMMAZZATI, MALEDETTI CIALTRONI!!!   Vi sentite dei fighi, ma non capite un cazzo. Basta con ‘ste stronzate: non nego che fra gli indie si nascondano perle di assoluta brillantezza ma, perdio, la stragrande maggioranza di essi è merda sciolta al sole, pustole sul glande, piscio misto a vomito di capra (quali siete). Un gioco bello lo è a prescindere dal fatto che si tratti di un indie o un tripla A.

Anèr: Si calmi, professore, si calmi, non è il caso di scaldarsi tanto. Veniamo all’ultima questione che ha sollevato: “in troppi pensano solo al gameplay e poco alla grafica“.

Èspero: È presto detto: vediamo di finirla con questa scemenza che la grafica non conta. Conta eccome, invece. E no, non mi riferisco solo alla grafica intesa come potenza di calcolo – e quindi giochi migliori anche dal punto di vista dell’interattività grazie a fisica e IA sviluppate, ma anche alla grafica intesa come tale, ovvero pura bellezza, estasi visiva, gioia per le pupille. Non siate ipocriti, l’esteriorità è parte della nostra vita, così come il piacere della scoperta è parte integrante del videogioco, un piacere che è pesantemente influenzato dalla beltà visiva. Potrei dilungarmi oltre, scendere quasi nel filosofico, ma mi fermo qui.  Concludo con un appello: smettetela, maledetti poser del menga, di affermare che la grafica non conta nulla. Conta, conta eccome, conta tanto quanto il gameplay. D’altronde si chiamano VIDEOgiochi, e non solamente giochi, per un motivo.

Anèr: Beh, direi che sia il caso di fermarci qui, onde evitare ti tediare ulteriormente i nostri lettori. Avendola conosciuta, so che me ne pentirò nel farle questa richiesta ma… un saluto e un parere su noi Mallrats?

Èspero: Andate a morire ammazzati, brutti cialtroni che non siete altro! Fate cagare, non solo musicalmente (strimpellatori da quattro soldi, siete un insulto al buon gusto!) ma sotto tutti i punti di vista! Fra il Frarru che è un maledetto omosessuale represso e quell’altro lì – com’è che si chiama? Effluvio?-  che sta sempre in ciabatte a picchiare sulla batteria con quei terribili piedi puzzolenti (lavateli ogni tanto!), mi verrebbe voglia di andare a casa del Belu e spezzargli tutti i pettini che ha collezionato in questi anni – salvo giusto un po’ il Pucce.
Ma, più di tutti, mi stai sulle palle tu, Anèr: sei un emerito idiota, non capisci un cazzo, scrivi solo puttanate, quella tua rubrica di merda non ha alcun senso tanto che sembra scritta da un cerebroleso (quale in effetti sei), va a — /-%%$%%@@@%%%%@@@ (il resto l’ho censurato in quanto trattasi di epiteti fin troppo coloriti e scurrili -NDAnèr)

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4 pensieri su “Le grandi interviste dei RattiMolli: a tu per tu con l’esimio professor Èspero – seconda parte”

  1. sono daccordo con il pensiero che ha il Professore sui Mallrats!!! ahahhhaa
    detto in amicizia….prof calmati!! sei agitato!! stai sereno!! XD XD
    ahahaha

  2. Io sono profondamente democratico, ma per una volta devo infrangere il mio credo ed esprimere un parere sul professore senza che questi abbia la possibilità di controbattere: credetemi, è odioso, insopportabile, irascibile (come avete potuto constatare), ed è stato MOOOLTO arduo intervistarlo. Ha ragione che, rispetto a lui, sono una persona estremamente paziente…

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