Un ora di Vita con Zave

Un Nasale davvero spesso. Non c'è che dire.
Un Nasale davvero spesso. Non c’è che dire.

Perché sbattersi per realizzare uno speciale degno di tal nome sulla nuova console portaile di Sony quando si può rubare letteralmente quello di un “compare fidato”?
O magari leggersi quello già pubblicato da GV.it?
iMallrats, che sono IL gruppo del popolo, si distinguono anche per queste scelte, dettate sempre dalla poca voglia di vivere e dalla pochissima autostima.

Nelle prossime righe, dunque, vi riporto il frutto del fugace incontro avvenuto ieri sera tra il sottoscritto e il buon Zave, alias Mattia Ravanelli.
Dateci dentro con gli insulti.
Ma non quì, sul suo bellissimo Blog.

Un’incontro frugale, nel semifreddo di una serata ghiacciata: non può essere questo il primo approccio con una nuova console, non s’è mai visto, non si fa. Dove sono finiti i tempi dell’acquisto d’importazione al giorno uno? Dove il dilapidare insano e inconcludente? Dove i reportage a uso e consumo di amici, conoscenti, sconoscenti e simpatizzanti? E invece così è, ma bisogna fare di necessità virtù, abbracciare i tempi che corrono e attendere una fase due anche per quanto riguarda l’unboxing vero e proprio di PlayStation Vita che, giusto per mettere delle informazioni banali, inizierà a riempire gli scaffali nostrani tra poco più di un mese: 22 febbraio 2012. Rimane da vedere e capire se, poi, quegli scaffali li lascerà anche. A voler dar retta al Giappone, e ormai vien sempre più difficile farlo, no: Sony, che in patria è sempre stata profeta, sta prendendo serie di triglie importantissime non solo dalla diretta concorrenza, ma puranco dai famigliari più stretti, segnatamente PSP. Quella vecchia.
Questo non toglie che ieri sera il buon vecchio Frarru, uno che continua imperterrito a credere (lui sì) in un mondo fatto di import anni ’90, abbia dato al titolare di questo blog la possibilità di gingillarsi per un’ora circa con la sua nuova e fiammante e leggera PS Vita.

Secondo Garzanti, gingillarsi corrisponde a questa roba:

1 giocherellare, divertirsi con un gingillo
2 (estens.) perdere il tempo in inezie; trastullarsi

…e quindi è indubbio che di gingillo si sia trattato. Un tour delle risorse e delle caratteristiche tipiche della nuova console portatile Sony, condotto in mezzo a molte chiacchiere, aggiornamenti della libreria musicale di iTunes e quant’altro. Con veloci e poco significativi ingressi in mondi di gioco sotto forma di demo (tanti) e gioco completo (uno, Marvel Vs. Capcom 3). Per arrivare alla conclusioni assai poco concludenti, sarà meglio partire dall’inizio, cioé da quel “leggera” messo poco più in alto.

Perché PlayStation Vita è nettamente più leggera della sua ormai anziana parente: soppesati uno per mano, i due modelli base (quindi PSP formato buegrasso 2004 e PSVita… be’, l’unica che ci sia oggi come oggi) stanno quasi l’uno alla metà dell’altro. Non proprio eh, facciamo due terzi a stare larghi. E certo che l’antica PSP era davvero pesante, ma nondimeno rimane sorprendente e confortante il peso quasi-piuma di PS Vita. Anche tenuto conto delle dimensioni, con quello schermo lì, i due stick analogici e tutto quanto. Mi azzarderei a dire che pesa meno del 3DS, ma non ho in effetti avuto l’accortezza di prodigarmi in un secondo, accurato, test spannometrico a base di palmo sudaticcio. Avrà indubbiamente aiutato la scomparsa degli UMD e del relativo meccanismo di alloggio degli stessi, quel che conta è che sorreggere PS Vita con una sola mano, comportamento che si prevede frequente visto la presenza di ben due superfici sensibili al palpeggio, è assolutamente fattibile.

La leggerezza non ha portato con sé, fortunatamente, la sensazione di plastichetta e rifiniture “cheap”: sia la croce digitale che i pulsanti paiono di buona fattura. Finalmente la prima, la croce, ha uno sbalzo (o come diavolo si definisce la profondità, lo spessore, sarcacchio) degno di una croce direzionale, a differenza dell’ignobile bassorilievo di PSP. I pulsanti dorsali sono belli morbidi, quelli frontali hanno una corsa anche più generosa rispetto a un classico controller Sony e per quanto siano decisamente più minuti, non sembra possano dare fastidio. Meno eccitanti i due stick analogici, che invece sono caratterizzati da un’estensione del movimento circolatorio (mi ammazzo, lo so) ridottissimo. Insomma: come se ci si trovasse a dover gentilmente far rotolare un uovo con degli anfibi di quelli vecchissimo stile con punta in ferro battuto. Da Bastilani, ovvio.

Alla prova del gioco, il Marvel Vs. Capcom 3 di cui sopra, né la posizione della croce digitale, né la corsa dello stick analogico di sinistra mi hanno però convinto a sufficienza. La prima è posta un po’ in alto rispetto alla posizione della mano, il secondo è abbastanza una vergogna quando si parla di picchiaduro 2D (mica per colpa sua, ovvio). Detto questo, e quindi dimenticandosi per un attimo del caso Marvel Vs. Capcom 3… in generale mi pare più azzeccata l’idea che ha caratterizzato prima il controller del GameCube, poi quello di Xbox, poi il 3DS e mezzo mondo: stick analogico di sinistra in alto e croce direzionale in basso, o almeno più in basso.

La nuova interfaccia utente, che arriva a sostituire la Cross Media Bar, è all’incirca brutta e fastidiosa quanto sembra dalle immagini. Brutta proprio, con quell’effetto bolla + rilievo + ombra da programma di grafica di vent’anni fa, con il posizionamento delle icone tutt’altro che elegante… insomma, un guazzabuglio che ti fa passare pure la vergogna di usare il termine “guazzabuglio”. Di buono ha, perlomeno, che della Cross Media Bar riprende il concetto di verticale ed orizzontale, con le applicazioni aperte che vanno a mettersi una in coda all’altra in senso orizzontale e le varie pagine “di sommario” sfogliabili in verticale. Divertente, veloce e immediato, invece, il concetto che sta alla base del multitasking su PS Vita: ovunque ci si trovi è sufficiente premere il pulsante PlayStation per tornare al menu e, con un movimento dall’alto verso il basso, chiudere l’applicazione. Oppure lasciarla lì congelata, certo.

Senza una connessione Wi-Fi disponibile, per motivi intricati e atrocemente noiosi da illustrare e con un po’ di scritte giapponesi qua e là, mettere, seppur frettolosamente, sotto esame il browser, PlayStation Store o il “negozio dei video” è stato ovviamente impossibile. Il player musicale, invece, è abbastanza banalotto, con zero visualizzatori e opzioni ridotte all’osso. Ovviamente di scendere a compromessi con Near non se ne è parlato nemmeno.

I demo (Virtua Tennis 4, Uncharted: Golden Abyss, Gravity Daze e Little Deviants, per tacer del solito Dynasty Warriors) non hanno fatto altro che confermare quanto di buono si potesse pensare dello schermo. Il “problema”, che è messo tra virgolette, è che l’effetto di questo schermo non è valso, per il sottoscritto, nemmeno una frazione di quanto invece sia valso quello di PSP sette anni fa. I tempi sono cambiati: allora di Retina Display, di smartphone superpiù e di tablet non si parlava o, comunque, nessuno offriva la qualità media cui ormai sono abituato. Quindi, quando PlayStation Vita si accende e inizia il turbinio di colori e lo sguardo sexy della risoluzione, non è che proprio proprio gridi al miracolo. Il che non toglie che è sufficientemente figo, anche se i colori mi sono sembrati un po’ sparati (e non dico bruciati che poi finisce male, sennò).

Di nuovo sui giochi, che poi sono la faccenda principale: dopo le prove, veloci e distratte come detto, mi è rimasto addosso quel retrogusto di PSP che proprio non è quanto di più auspicabile mi potessi aspettare. L’idea che sia roba che gioco, meglio e più comodamente, altrove ogni giorno, rimane. Altre e future uscite magari, allontaneranno qualche dubbio. A tal riguardo il buon vecchio Frarru ha promesso una seconda incursione in occasione dell’arrivo di WipEout 2048 nei prossimi giorni.

Per chiudere una nota di colore tenera, dolce, piccola, morbida: Sony, con quel fare naif che ogni tanto ancora tira fuori, deve aver chiesto con forza agli sviluppatori di andarci giù pesante con l’inclusione di elementi touch. Nel senso di: “mettete roba per cui occorra toccare lo schermo”, un po’ come succedeva nei primi mesi di vita del DS. Così ci sono menu (Uncharted) che possono essere navigati solo toccando lo schermo, anche se è assolutamente meno comodo rispetto all’utilizzo (negato) di croce/stick analogico… e ci sono giochi (Virtua Tennis 4) che provano disperatamente a inventarsi un sistema di controllo a base di polpastrello strofinato. Passerà anche a loro. Il 2005, d’altronde, è lontano anni luce”.

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