Una collector al giorno toglie il gheimer di torno – episodio speciale: gli ingranaggi della guerra, gli ingranaggi dell’ammore –

AWW. L'utilizzo reiterato della motosega provoca al sottoscritto orgasmi multipli
AWW. L’utilizzo reiterato della motosega provoca al sottoscritto orgasmi multipli


“Ma tu mi vuoi bbene amme???”

“Mfa cferfto… coff coff -lancia lontano il sigaro che aveva fra le labbra- ma certo che ti amo, tesoro” vroooooooom, vrooooooooooooom, vrooooSPLAaaaaaaaaaatttttTTTAa AAAAAAAaaaaarGggGggghhhhhhhhhh (rumore di motosega che affonda le carni e le dilania, seguito da grida assordanti). “Ma certo che ti amo, maledetta puttana infame -sputa sui resti del cadavere- e tieni il resto”

Lo scorso 20 settembre (oramai è trascorsa più di una settimana, sono terribilmente in ritardo con la pubblicazione di codesto speciale ma, sapete, non avevo niente da fare. E il non avere niente da fare è terribilmente stressante e stancante, credetemi) si è verificato un’evento storico senza precedenti, roba da far impallidire cose come la caduta del muro di Berlino, l’attentato alle torri gemelle dell’11 settembre o il dannato giorno in cui il buon Belu perse la sua adorata cresta da punkabbestia, una disgrazia che fece mutare il suo aspetto trasformandolo nel fratello gemello di Kuririn. A cosa mi riferisco? It’s simple, my friends (traduzione per i non anglofoni: W le tette!) : il 20 settembre è uscito Gears of War 3, capitolo conclusivo di una delle saghe di spicco dell’ammiraglia Microsoft, al secolo Xbox36o. Un’epopea ludica che, per inciso, ha pesantemente influenzato le sorti del Media Interattivo, settando nuovi parametri a cui tutti i successivi giochi hanno dovuto attenersi. Grafica spaccamascella (è vero dai), level design sopraffino (uhm…), modalità online rivoluzionaria (abbastanza), storia appassionante, ben raccontata e dai risvolti imprevedibili (cough… cough…)
Ok ok, sto sparando un mucchio di minkiate fregnacce; a onor del vero non sono neanche poi così fan di codesto giochillo, lo reputo poco più che un piacevole diversivo dotato di un’impressionante impatto visivo e corredato da una modalità cooperativa online alquanto sollazzante, soprattutto se vissuta in compagnia degli altri membri dei Mallrats. Ciò nonostante, ho ben pensato di celebrare l’uscita di Gears of War 3 acquistando non solo l’edizione Epic di suddetto titolo, ma anche la console 360 in edizione limitata ad esso dedicata. Giusto perché la passione e la smania collezionistica (o la demenza, fate vobis) troppo spesso prendono il sopravvento.

La Epic Edition chiese alla console: “ti va di fare sesso?”, lei rispose: “no, mi spiace, e smettila di rompere le scatole!”

Ma vieniamo al dunque. Che dire, la console griffata ghiars ov uor è stupendevolemnte stupendosa, immersa com’è in un rosso acceso (il colore preferito dal sottoscritto) “sporcato” dalle pennellate nere del teschione simbolo della saga. Roba de classe, come direbbero quelli della ciociaria. E se vi dicessi che all’interno della confezione sono presenti ben due joypad di nuova generazione, quelli con il D-Pad ruotabile (eehhh? ndvoicheleggete), oltre alle cuffie per limonare online con il frociarruso e il gioco completo di codici per sbloccare contenuti aggiuntivi (gioco prontamente venduto insieme alla vecchia versione di console, al fine di ammortizzare i costi), cosa mi rispondereste? Che non ve ne frega un cazzo niente, immagino. Eeehhh, come siete acidi.

“Faccia di teschio, carminio plasma, burattino!” Ah no, mi sto confondendo…

Sì, ma la Epic Edition? Beh, la mancanza quasi totale di fregna (fatta eccezione per un paio di immagini, presenti nell’artbook, inerenti una delle due co-protagoniste del gioco) e di relative mutandine al vento è un handicap non da poco, percui il mio giudizio non può essere del tutto positivo; di contro, l’odore intenso di polistirene che si è propagato aprendo lo scatolone fa guadagnare certamente punti all’intero lotto. La statuona del prode Marcus Fenix, protagonista del gioco tutto muscoli e testosterone, farà invece la gioia di tutte le ragazze che ci seguono, o anche dei ragazzi omosessuali (quali sono i Mallrats). Interessanti infine il già citato artbook, cazzatine quali l’ingranaggio di metallo, la bandiera lillipuziana e altre cose così. Così come? Naaah, la voglia di descrivervi minuziosamente il tutto mi è passata, dunque spazio, come al solito, alle ben più esplicative immagini (cliccare per ingrandire).
Con questa vi saluto, care le mie scimmiette, e vi do appuntamento al prossimo episodio (data come al solito da destinarsi, del resto NON TENGO MICA LA VOGLIA).
Chapeu!

PS. rinnovo anche in quest’occasione il mio invito: se voi tenete la voglia, mandate pure al mio indirizzo mail le foto delle vostre collezioni (di videogiochi, di fumetti, di vibratori, ecc.) ve le commenterò con il solito sarcasmo da quattro soldi (e che non fa ridere nessuno) che mi contraddistingue.

Nell’episodio precedente:

 

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3 pensieri su “Una collector al giorno toglie il gheimer di torno – episodio speciale: gli ingranaggi della guerra, gli ingranaggi dell’ammore –”

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